martedì 8 dicembre 2009

3. Essere Intransigenti, domenicani. Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro,qualunque esso sia. Ugualmente capaci di Comandare e di Ubbidire.


Il terzo punto del Decalogo della Scuola di Mistica rappresenta con parole secche e senza ambiguità alcuna il modello di riferimento che occorrerebbe seguire ognuno di noi per essere soggetti attivi del cambiamento di una società ormai votata al più completo caos; un modello molto vicino alla logica del "monaco guerriero" in cui l'intransigenza verso sé stessi prima di tutto e dunque la caparbietà a seguire regole di vita le più possibili confacenti all'altezza spirituale dell'Uomo, diventa stimolo ed esempio per l'intera Comunità di appartenenza. Ciò che colpisce nel Decalogo ed in particolare questo punto é il continuo richiamo al senso del dovere - facilmente intuibile nel contesto storico in cui fu redatto - che dovrebbe essere la stella di riferimento per ognuno di noi soprattutto nell'oggi in cui siamo costretti a vivere laddove il lassismo, l'indolenza e la sola ricerca del profitto immediato sono il terreno di coltura del parassitismo, dello spreco e di un egoismo fuori da ogni logica naturale e del buon senso.
La conseguenza delle premesse non può che essere la dimostrazione "sul pezzo" di quella capacità di comando ed ubbidienza che non significa superficialmente rendere una società "militarizzata" ma ha il significato ben più profondo della coscienza di ogni Uomo Libero di essere di volta in volta "militante di base" e contemporaneamente "classe dirigente" rendendo con ciò merito alla parola GERARCHIA che non é una vuota retorica parola adattabile al proprio tornaconto di godere di privilegi a discapito di altri senza averne merito ma ha, anzi, al contrario, il significato molto profondo di conoscere umilmente nei propri limiti la necessità di non demordere nelle avversità (e dunque "comandare" ad altri un percorso di superamento degli ostacoli) così come il dovere di non esaltarsi nel successo (e dunque "ubbidire"  agli altri sapendo ascoltarli e dimostrando l'incorruttibilità della forza spirituale rispetto alla vanagloria).
Questo esaltante percorso deve partire nell'intimo della nostra coscienza individuale per propagarsi virtuosamente a tutti i componenti di una società di cui si vuol far parte consapevole di modo che ogni spalla sia in grado di reggere l'altra ed insieme si possa essere in grado di reggere ogni carico di fatica e di sofferenza per il benessere di tutta la Comunità.
Un piccolo aneddoto a proposito raccontatomi da un "giovane balilla"; egli aveva avuto il compito di sostenere le sofferenze di un mutilato di guerra presso l'ospedale militare che avendo perso entrambe le mani non poteva mangiare se non grazie all'aiuto del giovane il quale però fremeva per entrare in combattimento e perciò capace di falsificare alcuni documenti per trovare arruolamento volontario per l'Africa Orientale. Ebbene esso fu ripreso a Napoli e rispedito a casa di corsa dove non trovò l'elogio del suo comandante della "Compagnia Balilla" per l'ardore dimostrato ma, bensì, una severa punzione di esempio agli altri perché il suo comportamento irresponsabile aveva tolto l'aiuto prezioso al militare mutilato che, in quel momento, era il Vero Dovere di piccolo soldato che gli era stato affidato !.
La grandezza di ogni comportamento sta proprio nella capacità di operare in ogni piccola cosa come se fosse la più eroica delle azioni.