sabato 21 novembre 2009

Dall'associazione Giustizia Giusta.


COMUNICATO STAMPA

LIBERTà DI FUCILARE.

Sono trascorsi due anni da quando il ventiseienne Gabriele Sandri, in viaggio verso Torino per assistere ad una partita di calcio, venne fucilato dall’agente della Polizia stradale Luigi Spaccarotella. A novembre, dopo una paradossale lunga istruttoria, il Tribunale di Arezzo condannò l’agente (il quale , tra l’altro, si è sempre rifiutato di sottoporsi ad interrogatorio durante il processo) per omicidio colposo a sei anni di carcere. Non farà un giorno di galera e non sarà espulso dalla polizia. Dopo il rito ambrosiano e quello bolognese siamo al rito aretino. Un rito che consentì a Spaccarotella di esultare di gioia ignorando vergognosamente il dolore della famiglia Sandri e la rabbia degli amici di Gabriele. Noi come Associazione ci ribellammo ad una sentenza che, stravolgendo il senso del diritto, ha equiparato un omicida che spara - rischiando oltretutto di compiere una strage - ad un automobilista che accidentalmente investe un passante. Nella nuova logica della “sicurezza” uccidere un tifoso non è un reato, una logica che ci ricorda i costruiti anni di piombo in cui uccidere un “antagonista” non era reato. Non sono bastate cinque testimonianze e la ricostruzione puntigliosa della pubblica accusa ad impedire ad un pugno di giudici moralmente illuminati di manipolare la legge “graziando” una guardia considerata nell’esercizio delle sue funzioni di killer.
Da allora sappiamo che chi in divisa impugna a due mani una Beretta, la punta
contro dei giovani e fa fuoco uccidendone uno male che gli vada verrà condannato per omicidio colposo e non farà un giorno di galera.
Ancora una volta esprimiamo, insieme allo sdegno verso una giustizia ingiusta, la nostra solidarietà alla famiglia Sandri.

Con la loro “sicurezza”
siamo ormai sicuri da morire!